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XV ANNIVERSARIO DELL’INIZIO DELL’ATTIVITA’ EPISCOPALE DI S.E. MONS. GIUSEPPE ROCCO FAVALE di Guglielmo Manna |
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Eccellenza, Autorità, confratelli, amici tutti. 27 maggio 1989- 27 maggio 2004 : tre lustri di storia della diocesi di Vallo della Lucania , scritti da S. E. mons. Giuseppe Rocco Favale, che in questa gioiosa serata riceve a buon diritto una ulteriore prova di affetto e di amore da parte di tutti noi. Non posso io in questo momento, soprattutto per ragioni di tempo, descrivere diacronicamente tutto ciò che il nostro Vescovo è stato capace di dire e di fare in questo periodo, ma il desiderio di cogliere le ragioni di una presenza, le caratteristiche di una persona, la profondità di un insegnamento, la iperattività di un uomo, la capacità di sfidare quotidianamente eventi e istituzioni, il valore di un vescovo che è riuscito a crearsi come sintesi di pensiero e di opera, mi spinge a tentare un esame storico-spirituale, tale da poterci permettere di giustificare il nostro rallegramento e l’intensità del nostro applauso. Non intendo essere il turiferario di turno, ma solo di usare la ragione come legittimo strumento di conoscenza e il cuore come centro propulsore, il più nobile, di amore e di venerazione. Mi piace iniziare, attingendo ad un immaginario collettivo, espresso in tono dialogico socratico. Un dialogo tra due personaggi: Uno saggio, equilibrato, razionale. Un altro scettico, imprudente, populista Il secondo dice al primo: B. ma è proprio strano questo Vescovo di Vallo della Lucania! Moltissimi lo elogiano, lo amano, lo seguono. Qualche irriducibile cerca di metterlo in croce. Dice e subito opera. Non so come faccia a resistere e ad essere sempre sulla breccia. La stampa ha sempre qualcosa da dire. A. Proprio questo costituisce il suo punto forte, per cui il tempo non lo schiaccia e lo spazio non lo riduce. B. Che cosa vorresti dire con questo tuo parlare filosofico? A. Sembra che Mons. Favale sia il Vescovo che controlla il tempo; il suo dire e il suo fare quasi coincidono; uomo di eccezionale intuito; lungimirante e saggio, dotato di una capacità di pensiero alimentata non da semplice intellettualismo, ma da un “ amor intellectualis”, che gli permette di coniugare intelligenza e amore; conoscenza e azione; grandezza d’animo e umiltà di servizio; sempre lucido, intuitivo, spontaneo, amante della verità, generoso, coraggioso, attivo, fiducioso nel divino, alla ricerca sempre del bene di ogni uomo , in cui riesce a scoprire il valore della persona, bene supremo di ogni esistenza umana. Tra gli ascoltatori vi ero anche io, per cui ho pensato essere cosa utile procedere ad una verifica di quanto ascoltato. E ritengo di poterlo fare, ricorrendo a un confronto dei quindici anni di episcopato trascorsi in Diocesi, con quanto il Vescovo disse nel pomeriggio di quel 27 maggio 1989, nel discorso di programma pronunciato nella pubblica piazza di Vallo della Lucania. Quelle parole scritte e proclamate, certamente, erano il frutto di una riflessione su quanto il S. Padre Giovanni Paolo II aveva annotato nella Bolla di nomina, datata 4 marzo 1989, attingendo alla Christus Dominus (16): “ Nel momento in cui ti costituiamo pastore della Chiesa di Vallo della Lucania, vogliamo chiedere per te i doni divini e proporre alla tua meditazione queste parole del Concilio Vaticano II : “ Nell’esercizio del loro ufficio di padri e pastori , i vescovi in mezzo ai loro fedeli si comportino come coloro che prestano un servizio; come buoni pastori che conoscono le loro pecorelle e sono da esse conosciuti; come veri padri che eccellono per il loro spirito di carità e di zelo verso tutti…Raccolgano intorno a sé l’intera famiglia del loro gregge e diano ad essa una tale formazione che tutti, consapevoli dei loro doveri, vivano ed operino in comunione di carità .” Mi sembra proprio vero che i doni divini, invocati dal S. Padre, siano piovuti abbondanti sul Vostro capo, Eccellenza, in questi 15 anni. Innanzitutto nella gioia evangelica, nota introduttiva del vostro messaggio, che vi ha accompagnato “ come viatico durante tutta la vostra vita ”, avete trovato la forza dell’impegno assunto di contribuire a dare a noi “ coraggio e fiducia”. L’avevate già espresso nel vostro saluto alla Chiesa diocesana in data 5.3.1989, quando scrivevate: “ vorrei essere presenza paziente, discreta ed educatrice nell’ambito della nostra cara diocesi “ . E ci siete riuscito, avendo rivelato una personalità, in cui si sono fuse le condizioni ideali del Vescovo che, amante sempre della verità, ha dato prova dell’essere padre e pastore di tutti. Il padre che ci ha fatto crescere verso Colui che è la pienezza, per usare l’espressione di Paolo nella Lettera agli Efesini (Ef 4,13), del Pastore che ha compiuto ogni sforzo per guidarci alla verità tutta intera (Gv 16,13). E questo sempre nel rispetto di quella libertà che è alla base della crescita di una comunità, al fine di realizzare quel cambiamento, che tante volte voi stesso ci avete fatto notare. Un cambiamento graduale, continuo, creativo, quasi alla Bergson, che ha dato vita ad una nuova immagine della nostra diocesi. Pastore vero e curatore dell’essere delle cose. Voglio solo ricordare a me che il termine “pastore” non è una figura retorica, e tanto meno lo è in Voi, ma è un mestiere (leggevo qualche tempo fa sulla rivista Servizio della Parola) con i suoi compiti e il suo apprendistato. E’ il mestiere di chi deve occuparsi del benessere delle pecore, condividendone la vita randagia. Un pastore non può farsi servire dal gregge, ma serve il gregge, lo guida “alle fonti delle acque della vita”(Ap 7,17). Un filosofo esistenzialista, anzi padre dell’esistenzialismo, Martin Heidegger, ha scritto : “Ci sono due tipi di pastori, quelli che si interessano alla lana e quelli che si interessano alla carne. Nessuno si interessa delle pecore.” Voi, Eccellenza, non avete smesso mai di compiere ogni sforzo per le pecore a Voi affidate, di guidarle al pascolo, di custodirle in ovili sicuri. Questo perché vi sentite il pastore, termine il cui valore semantico racchiude tutte le funzioni del Vescovo, come afferma Paolo VI : “ Il vescovo è padre, maestro, educatore, consolatore, amico, consigliere: in una parola, Pastore”. Questa visione del ministero episcopale, prendendo in esame il Vostro discorso programmatico, mi sembra la abbiate avuta sempre presente e nel migliore dei modi. Andando in ordine, infatti, in quel discorso programma, al primo posto c’eravamo noi sacerdoti, in quanto, dicevate, nella chiamata alla collaborazione dei battezzati “ necessariamente c’è una gerarchia di responsabilità che il Vescovo deve rispettare”. Scriveste :” carissimi figli e amici sacerdoti, il Vescovo vi vuole bene! E non si darà pace fin quando non vedrà concretizzarsi in opere questa espressione”. Queste parole, che allora sembravano di circostanza, oggi attraversano profondamente la nostra anima, provocando vibranti emozioni, forse fino alla commozione. “ Vi sarò sempre vicino per incoraggiarvi e sostenervi”. E ancora : “ Io non potrei occupare più fruttuosamente il mio tempo, il cuore e la mia attività di pastore se non nella formazione, nell’assistenza, nell’ascolto, nella guida di Voi sacerdoti”. E infine :” Non lascerò alcuna cosa d’intentato per fare, di tutti voi, un presbiterio unito e solidale”. Non siamo ancora, Eccellenza, a questo livello di perfezione, ma quanto cammino è stato fatto. Iniziaste con una provocazione che voleva essere quasi una sfida: Il gusto di essere prete, lettera pastorale del 1990. E lo avete fatto con tanta delicatezza, nel rispetto delle singole individualità. “ Vorrei essere tanto delicato,” scrivevate. “ Busserò alla vostra porta e attenderò che mi si apra.” “Non forzerò… Quando mi sarà data la possibilità di entrare, non porterò scompiglio. Condividerò con Voi gioie, dolori e quant’altro vorrete parteciparmi”. E se la vostra delicatezza ci ha fatti diventare vostri amici, il vostro intelligente coraggio ci ha trasformati in un ricco patrimonio, su cui potere investire. Giovani sacerdoti, infatti, che con il vostro aiuto hanno acquisito competenze nelle diverse aree della cultura e delle scienze; sacerdoti soli, anziani e talvolta bisognosi che hanno avvertito il calore dell’amicizia del vescovo; la costruzione delle Case Canoniche Unificate, simbolo nazionale di un nuovo modo di essere e di vivere la solidarietà e la comunione sacerdotali. A tutti, sacerdoti, religiosi e religiose, avete pensato; a tutti avete dato; a tutti avete offerto la delicatezza della vostra carità. Forse in questo campo, un aspetto vi rende ancora molto e giustamente preoccupato: la pastorale vocazionale e i seminari. Ma “ questo, lo dicevate voi stesso, per una diocesi è il problema dei problemi”, che vanno ancora una volta tutti insieme affidati alla preghiera e allo “sforzo di creare un ambiente sano e cristiano”. Una seconda area d’impegno programmatico di quel discorso era costituita dal popolo di Dio, in cui faccio rientrare anche la tematica della famiglia. Rivolgendovi al popolo, scrivevate : “ Voi siete l’oggetto principale della nostra attenzione, del nostro affetto e, se permettete, delle nostre preoccupazioni . Voi siete chiamati in quanto laici ad essere costruttori della chiesa nella storia della vostra esistenza quotidiana …Nostro compito è quello di animarvi, perché possiate svolgere tale compito con competenza e gioia”. Si apriva, così, una prospettiva circolare di chiesa, in cui comunione ed esercizio dei carismi diventavano la molla di un impegno di crescita. Con il Vaticano II, infatti, dice il P. Congar, si è verificato un importante cambio di prospettiva nel considerare la chiesa, cambio che egli rendeva plasticamente visibile con due immagini, quella del triangolo e quella del cerchio; la prima, preconciliare, che riduceva la chiesa alla gerarchia; la seconda, conciliare, che disegnava la chiesa come comunione, all’interno della quale lo Spirito distribuisce i carismi e i ministeri, primo fra tutti il ministero gerarchico e quindi quello del vescovo. “ Egli, infatti, non è un semplice funzionario di una istituzione, diceva Padre Barruffo, in una conferenza del 26.10.1999; è invece portatore di una chiamata, di un progetto di Dio; è segno e strumento dell’amore di Dio per noi, è presenza di Cristo. IL vescovo viene dalla comunione e opera la comunione; è nel popolo di Dio, ma è a capo del popolo di Dio: ” non c’è il vescovo senza fedeli, né fedeli senza il vescovo. E voi incessantemente avete contribuito a darci questa visione del Vescovo e della Chiesa. Per il bene del popolo di Dio di Vallo della Lucania, avete esercitato con gioia e passione il vostro triplice munus: Il vescovo, infatti,è memoria di Cristo, Capo e Pastore, con l’ufficio di insegnare; presenza di Cristo Redentore dell’uomo, svolgendo l’ufficio di santificare; è costruttore della speranza, esercitando l’ufficio di governare la Chiesa particolare. Tali compiti li avete vissuti con amore, facendovi continuamente “ Servo della verità”. Lo testimoniano i numerosi convegni, che hanno toccato le problematiche vive della nostra comunità ( non cito i titoli); al termine dei quali le vostre conclusioni, i vostri suggerimenti, le vostre decisioni hanno determinato l’attività annuale di evangelizzazione e di formazione dell’intera comunità diocesana. Lo hanno sostanziato le vostre lettere pastorali, così semplici, ma tanto originali e stimolanti; si pensi oltre che alla già citata Il gusto di essere prete (1990), alla Dai sacramenti il dinamismo della carità di Cristo- Briciole per un cammino quaresimale (1997); alla Programmare la santità (2000); alla Insieme con gioia ed entusiasmo (2002); inoltre si consideri il Direttorio Liturgico-pastorale Per costruirci chiesa in Cristo “ Sacramento del Padre”(1993); IL Vangelo della famiglia, che a partire dal 1990 dava inizio a una pastorale speciale della famiglia, che vedeva il suo culmine non solo nella celebrazione dell’importante convegno Famiglia: :soggetto di evangelizzazione e di promozione umana (2003), ma nell’istituzione di uno specifico Ufficio diocesano, affidato a una coppia di coniugi, appositamente formati con la frequenza di un Master presso una Università romana. Si pensi alla Visita Pastorale effettuata in tutte le comunità parrocchiali, dove avete dispensato l’abbondanza della Parola, l’efficacia della vita sacramentale, l’ordine interiore ed esteriore del popolo di Dio radunato intorno ai propri sacerdoti. E non contento di tutto questo, avete pensato al Sinodo, che ci accingiamo a celebrare con l’intento di rendere questa nostra chiesa Vallese, sempre più pura e fedele alla missione che le è stata affidata: essere conforme al Cristo morto e risorto. Tutto ciò ha portato nella nostra chiesa locale quel vento di rinnovamento, operato sotto l’azione dello Spirito, che ci permette di affermare una presenza tale da potere essere anche additati con un certo senso di santa gelosia. A questo punto si rende urgente un’ultima considerazione sull’area, forse, la più impressionante, del vostro discorso, anche se alla luce dei fatti, si tratta solo di una grande lezione di “carità politica”, come oggi si dice. E’ il riferimento agli amministratori e ai giovani, che considero insieme più per ragioni di tempo, che non per motivi di senso. Scrivevate : “ Carissimi amministratori, fate tutto quello che è Vostro dovere fare per il bene della nostra gente, senza che nessuno ve lo solleciti,…abbiate soprattutto tanta fantasia e tanto coraggio da non ridurre la vostra opera a semplice gestione dell’ordinario. Il vero amministratore non gestisce, ma crea e sollecita. Non potete e non dovete lasciare d’intentato alcuna cosa, quando ne va di mezzo lo sviluppo delle nostre comunità”. Mi sembra di leggere l’ultimo trattato, il più aggiornato, di uno dei più grandi autori nel campo della “scienza politica” Ed è proprio in nome di questa creatività, fantasia e soprattutto di amore per lo sviluppo delle nostre comunità che voi avete saputo investire anche in strutture. Non solo e primariamente il costruttore del Regno di Dio , ma il vostro munus pastoris vi ha reso anche il realizzatore di ciò attraverso cui si può costruire meglio il Regno di DIO, Sappiamo tutti come oggi il processo di secolarismo e di dominio del pensiero debole abbia causato l’impoverimento dell’uomo nella sua valenza culturale e di trascendenza. La caduta, in basso, poi, della politica, dello stato, delle istituzioni, del mondo produttivo sociale, economico ed educativo ne sono soltanto una conseguenza. E soprattutto il mondo giovanile ha finito col perdere di vista la sua vera identità, la sua capacità reattiva, la sua forza di radicamento nel territorio, la volontà di investimento delle proprie potenzialità di fantasia, di progettualità, fatta di passione e di rischio. Voi, invece, sul territorio cilentano avete disseminato, a mani aperte, i segni della carità politica. Avete costruito chiese nuove e ristrutturato chiese e cappelle cadenti: avete rifatto santuari e case canoniche, ma soprattutto avete realizzato un vostro desiderio, che nel vostro discorso esprimevate con queste parole : “ che il nostro cammino di rinnovamento e di crescita morale e civile possa prendere il via da questo centro diocesi”. Infatti, la ristrutturazione del seminario, dell’archivio storico e della biblioteca, le strutture sportive ed oratoriali, la costruzione delle Case Canoniche Unificate, l’adeguamento di locali destinati all’accoglienza dei familiari degli ammalati degenti in ospedale, il gioiello di questa Sala Polivalente “ LA PROVVIDENZA”, dove la gente può incontrare il meglio della produzione cinematografica e teatrale, facendo cultura sul territorio attraverso confronti, dibattiti, musica, arte, e con l’uso dei mezzi più avanzati della comunicazione e dell’informazione, destinati a tutti, secondo i principi della multi e interculturalità, l’inaugurato Ristorante IL SINODO, con l’annessa Mensa della Caritas, movimento finale di un crescendo ff. in questa sinfonia di opere, in cui avete creato lavoro e avete assicurato una giusta collocazione perfino a persone sottratte alla custodia forzata, vi vedono maestro impareggiabile di giovanile coraggio, in un territorio dove si scrive una quotidianità spesso fatta di indifferente rassegnazione e di invidiosa insolenza verso l’altro. Tutto questo non vi costringe in una visione manageriale, come qualche sospettoso potrebbe pensare, ma vi proietta verso quella nuova e aggiornata immagine di evangelizzazione, che tutti oggi giudicano dover passare attraverso questo inserimento nell’ordinario, umano e sociale. Infatti, il problema della chiesa,oggi, è culturale, di comunicazione, di mediazione, di confronto. “La sua nuova missione , dice il filosofo canadese Charles Taylor (n.1931), è parlare al mondo di oggi nella sua lingua complessa “. Ed è proprio inserendosi in questo quadro che essa potrà offrire autorevole credibilità. Non, dunque, vescovo manager, vescovo mecenate, vescovo ingegnere; ma vescovo pastore, capace di precorrere i tempi e di saperli cogliere senza mai rimandarne gli appuntamenti. Vescovo, che, avendo indossato il grembiule, come è stato scritto di qualche figura episcopale, non l’avete conservato bianco, stando soltanto a guardare, ma lo avete sporcato perfino con quella terra che altri hanno soltanto calpestato. E per concludere questo intervento, anche se incompleto, mi piace ricorrere ad una immagine tratta dall’Etica del filosofo Baruch Spinoza, che vuole costituire la sintesi augurale del vostro episcopato. Spinoza, assertore del monismo sostanzialistico panteistico, per spiegare la sua visione unitaria della sostanza, assoluta e acronica, e per sottolineare la differenza del mondo esteso e spirituale, ricorre all’immagine, quasi poetica, dell’oceano infinito, unica sostanza divina, che, sotto l’influenza del venticello autunnale, crea una immensa estensione di increspature, costituenti l’infinita diversità degli individui e di tutta la realtà. Eccellenza, che il vostro episcopato possa essere visto sempre come l’oceano unico dell’amore infinito di Cristo, in cui vi siete identificato e che la nostra chiesa locale possa costituire la definita area di increspature che nella loro diversità danno vita al meraviglioso spettacolo di quanto voi avete e continuerete a realizzare, come conseguenza di tale grande amore. Auguri e grazie! Vallo della Lucania, 28.05.2004
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