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Girando per il
Parco
Una “Vecchia Quercia”
I turisti, rimangono incantati,
dalle bellezze paesistiche del nostro Cilento, territorio
composito che va dal mare alle colline ai monti. Pochi angoli
della terra godono di tanta variegata bellezza. Naturalmente
all’incanto di un simile paesaggio, si aggiunge la cultura e la
tradizione degli uomini,
che hanno vissuto e vivono in
queste contrade.
Girando per i nostri borghi,
spesso saltano agli occhi le “vecchie querce”, personaggi
nostrani e genuini che allietano le piazzette dei paesi, uomini
di un tempo, dalle mani incallite e dai volti scavati dal sole,
che con il loro dialogare, fanno memoria dei tempi passati,
quando con un asino rientravano dalle campagne dopo aver
lavorato tutto il giorno.

Tempo fa passando per Montesano
raggiungemmo con alcuni amici la frazione di Tardiano, sita al
confine con la Basilicata, una zona collinosa e montagnosa
intervallata da vasti pianori, seminati un tempo totalmente a
grano, oggi invece adibiti a foraggio d’animali, e solo
sporadicamente intervallati dalle auree spighe.
Durante una sosta per chiedere
informazioni su un agriturismo dove poter pranzare, conoscemmo
nonno Giuseppe, un vispo nonnino con gli occhi chiari che in
giacca, panciotto e cappello – come si usava un tempo – ci
indicò, poco lontano da lì un luogo dove poter desinare.
Naturalmente una parola tira l’altra ed al maturo uomo – quasi
un secolo – non parve vero scambiare due chiacchiere invitandoci
a prendere un caffè. Oggi siamo abituati a correre, il tempo lo
misuriamo in millesimi di secondo, la parola ospitalità è rara,
ma nonno Giuseppe, usa ancora la “cipolla”, per cui il tempo,
vista anche l’età, è bene che passi il più lento possibile.
Accomodatici nella sua casa, siamo
fatti oggetto di grande gentilezza e tra un sorso e l’altro di
caffè, ci racconta un po’ della sua vita, e della fatica di un
tempo, ci mostra poi, alcuni manufatti molto usati negli anni
passati: panieri, cestini etc. tutti realizzati a mano. Scoprire
tanta artigianale manualità ci affascina, con l’avvento della
tecnologia la macchina ha sostituito l’uomo e molti antichi
mestieri sono andati perduti. Mi domando, chissà quanti altri
nonni sparsi per il Cilento potrebbero insegnare e tramandare
arti antiche ormai in disuso? Sarebbe credo, interessante
lanciare un fiera con un premio per i mestieri di un tempo. (fg)
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