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50 Anni … Suonati e Cantati

Auguri, caro don Gerardo, per i tuoi 50 anni di sacerdozio, dono, impegno e responsabilità, tra magnificat e miserere.

Orizzonti Pastorali a nome di tutti i confratelli e dei suoi lettori ti augura ancora lunghi anni di umile e generoso servizio alla Chiesa di Dio che vive nel nostro Cilento. Ci farebbe piacere raccontare, per la edificazione del popolo di Dio, qualcosa di più dei tuoi 50 anni di sacerdozio, contiamo su qualche collaboratore sensibile.

 

 

Girando per il Parco

Una “Vecchia Quercia”

I turisti, rimangono incantati, dalle bellezze paesistiche del nostro Cilento, territorio composito che va dal mare alle colline ai monti. Pochi angoli della terra godono di tanta variegata bellezza. Naturalmente all’incanto di un simile paesaggio, si aggiunge la cultura e la tradizione degli uomini,

che hanno vissuto e vivono in queste contrade.

Girando per i nostri borghi, spesso saltano agli occhi le “vecchie querce”, personaggi nostrani e genuini che allietano le piazzette dei paesi, uomini di un tempo, dalle mani incallite e dai volti scavati dal sole, che con il loro dialogare, fanno memoria dei tempi passati, quando con un asino rientravano dalle campagne dopo aver lavorato tutto il giorno.

Tempo fa passando per Montesano raggiungemmo con alcuni amici la frazione di Tardiano, sita al confine con la Basilicata, una zona collinosa e montagnosa intervallata da vasti pianori, seminati un tempo totalmente a grano, oggi invece adibiti a foraggio d’animali, e solo sporadicamente intervallati dalle auree spighe.

Durante una sosta per chiedere informazioni su un agriturismo dove poter pranzare, conoscemmo nonno Giuseppe, un vispo nonnino con gli occhi chiari che in giacca, panciotto e cappello – come si usava un tempo – ci indicò, poco lontano da lì un luogo dove poter desinare. Naturalmente una parola tira l’altra ed al maturo uomo – quasi un secolo – non parve vero scambiare due chiacchiere invitandoci a prendere un caffè. Oggi siamo abituati a correre, il tempo lo misuriamo in millesimi di secondo, la parola ospitalità è rara, ma nonno Giuseppe, usa ancora la “cipolla”, per cui il tempo, vista anche l’età, è bene che passi il più lento possibile.

Accomodatici nella sua casa, siamo fatti oggetto di grande gentilezza e tra un sorso e l’altro di caffè, ci racconta un po’ della sua vita, e della fatica di un tempo, ci mostra poi, alcuni manufatti molto usati negli anni passati: panieri, cestini etc. tutti realizzati a mano. Scoprire tanta artigianale manualità ci affascina, con l’avvento della tecnologia la macchina ha sostituito l’uomo e molti antichi mestieri sono andati perduti. Mi domando, chissà quanti altri nonni sparsi per il Cilento potrebbero insegnare e tramandare arti antiche ormai in disuso? Sarebbe credo, interessante lanciare un fiera con un premio per i mestieri di un tempo. (fg) 

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